Interviste

“Quasar: approccio italiano alla creatività, con uno sguardo internazionale”. Intervista al Prof. Scoppola

By Aprile 16, 2020Aprile 20th, 2020No Comments

“Quasar: approccio italiano alla creatività, con uno sguardo internazionale”. Intervista al Prof. Scoppola

“Quasar Talk” è il ciclo di interviste ai docenti Quasar Institute for Advanced Design: nel terzo appuntamento con la nostra rubrica incontriamo il Prof. Paolo Scoppola

In Quasar dal 2018, Paolo Scoppola insegna “Teorie e Tecniche dell’Interazione, “Ambienti Interattivi” e “Installazioni Multimediali”. Artista multidisciplinare, laureato in Informatica, realizza video installazioni e performance interattive. Stabilmente al centro di un crocevia tra arte e scienza, suoni ed immagini, ha collaborato con l’INFN, il Museo delle Scienze di Trento, il pianista Danilo Rea e varie aziende multinazionali. Ha inoltre presentato progetti in diversi contesti internazionali tra cui la Kaust University in Arabia Saudita e l’Art Science Museum di Singapore.

  • Musica, disegni, installazioni, fotografia. Quale crede sia il comune denominatore, se c’è, nella sua ricerca artistica?

L’interesse per i linguaggi visivi e sonori e le loro interconnessioni. Per una serie di svariate circostanze ho imparato a disegnare e suonare da autodidatta durante l’infanzia, per cui l’approccio al mondo delle immagini e dei suoni è avvenuto in completa libertà. Per questo motivo è sempre stato naturale cercare connessioni tra i diversi linguaggi. Le installazioni interattive sono diventate, poi, il terreno dove ho potuto combinarli in un’unica forma creativa. Fisicamente ho realizzato questa fusione scrivendo programmi in grado di creare una relazione tra le immagini, i suoni e i gesti dello spettatore.

Meteomorphosis – Video Installazione interattiva su schermo doppio (4.5m x 2.5m) ideata e realizzata in collaborazione con Pescerosso Comunicazione e Design per GORE-TEX® – 2016

 

  • A partire dal 2008, quando ha presentato a Spoleto la sua ::REFLECTION, lei ha esposto in diverse realtà sia italiane che internazionali. Che cosa crede che manchi alla scena artistica italiana e cosa invece abbiamo da insegnare all’estero?

Il nostro paese, per via del suo immenso patrimonio artistico, riconosce un valore fondamentale alla storia ma al tempo stesso ne è fortemente condizionato. La scena artistica a cui appartengo, invece, è centrata sul tema dell’innovazione. Questa differenza non facilita un approccio aperto al tema del rinnovamento culturale e il prezzo lo pagano i giovani che faticano a trovare contesti artistici dove sviluppare un’identità che gli permetta di confrontarsi con le generazioni precedenti. Girando il verso della medaglia, noi italiani abbiamo una visione dell’arte che da decine di secoli si interseca con altre forme di pensiero umano. All’estero, a volte, manca questa completezza perché ci si concentra troppo sugli aspetti tecnologici o sulla ricerca dell’originalità. Tutti aspetti che hanno in comune il concetto di innovazione ma che non definiscono, a mio avviso, un’opera d’arte nella sua completezza.

  • Visitando il suo sito internet, colpisce una pagina dedicata alle opere legate alla riabilitazione e alle neuroscienze. Il suo lavoro in questo senso ha spaziato da installazioni legate agli stimoli cerebrali fino al lavoro su un software per aiutare i malati di Parkinson. Come è nato questo interesse?

Nel 2011 ho conosciuto all’Università di Trieste il prof. Battaglini, il quale stava creando un gruppo di ricerca sulle interfacce neurali applicate alla riabilitazione motoria. In quel periodo stavo sviluppando, sempre a Trieste, un progetto presso l’Immaginario Scientifico su un altro tipo di interfaccia, quella naturale. Erano gli anni in cui lo sviluppo delle tecniche di interazione uomo-macchina stava subendo un’improvvisa accelerazione e il desiderio di sperimentare era più forte che mai. Ricordo infine l’appagamento nel combinare tecnologia e sensibilità artistica per aiutare  chi si trovava in uno stato di sofferenza.

La Musica Immagina il Corpo – Concerto-racconto con Danilo Rea e Diego Bettoni sul tema del corpo umano. Ideato e prodotto in collaborazione con l′Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – 2019

 

  • Lei insegna in Quasar da due anni, come è arrivato all’insegnamento e perché ha scelto di insegnare?

Ho iniziato ad insegnare nel 2006 presso il Centro Sperimentale di Cinematografia ed ho sempre sentito il desiderio di avere uno scambio con gli studenti, perché credo che la trasmissione di un sapere è un arricchimento tanto per chi insegna quanto per chi apprende. Questo fatto ha maggior importanza quando si agisce in un campo sperimentale come quello delle video installazioni interattive. Il confronto in ambito didattico e accademico diventa uno strumento per riordinare le idee sviluppate in un altro ambito della professione: quello più solitario in cui si fa ricerca e si sperimentano soluzioni inedite per la creazione di una nuova installazione.

  • Quale pensa sia il valore aggiunto di Quasar Institute for Advanced Design?

La capacità di saper coniugare l’innovazione con temi culturali di ampio respiro. In QIAD si va oltre quel limite culturale di cui parlavo in una precedente risposta. C’è tutta la ricchezza dell’approccio italiano alla creatività, ma con lo sguardo rivolto a ciò che arriva dalla scena internazionale. Inoltre c’è un clima aperto al confronto tra diverse discipline e questo conferisce agli studenti la capacità di saper guardare “attraverso” le cose, fattore importante quando poi entrano nel mondo del lavoro. Infine mi piace l’impegno e la serietà che si respira nei corridoi.

  • Domanda di rito: quale consiglio darebbe ai Suoi studenti per affrontare il mondo del lavoro, una volta concluso il percorso di studi?

Credere in sé stessi, aprirsi al confronto e non aver paura di correre rischi. Nel mondo dell’arte, soprattutto quello legato all’innovazione, bisogna saper sperimentare in modo approfondito per poter trovare una propria identità.

Il Dono della MassaVideo installazione interattiva su triplo schermo (20m x 4m) realizzata in collaborazione con l′Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ed embrio.net, sul tema della scoperta del bosone di Higgs – 2012