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“Un’Accademia in grado di produrre uno sguardo libero e critico”: Quasar Institute vista dal Prof. Alessandro Gorla

By Aprile 6, 2020Aprile 20th, 2020No Comments

“Un’Accademia in grado di produrre uno sguardo libero e critico”: Quasar Institute vista dal Prof. Alessandro Gorla

“Quasar Talk” è il ciclo di interviste ai docenti Quasar Institute for Advanced Design: nel secondo appuntamento con la nostra rubrica incontriamo il Prof. Alessandro Gorla

Formatosi al Politecnico di Milano, Alessandro Gorla ha collaborato ed interagito con studi di design e imprese in tutto il mondo. Ha realizzato progetti e allestimenti per varie aziende e per il mondo del teatro e della musica. E’ stato docente presso diverse università in Italia e in Messico. Nel 2013 fonda a Roma Studio Algoritmo, specializzato in Product, Interior e Graphic design. È docente Quasar dal 2016 e coordina il Master in Product Design.

  • Dalla laurea in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano alla fondazione di Studio Algoritmo, la Sua carriera ha spaziato nel product, interior e graphic design. Come racconterebbe in poche parole il Suo lavoro di ricerca come designer?

Ad ogni problematica che mi viene proposta applico una metodologia progettuale nata dallo studio dei Maestri e che poi si è sviluppata nel tempo. In generale posso dire che non punto mai alla ricerca di un’idea fine a sé stessa, ma cerco sempre di andare in profondità, di porre il processo creativo al servizio delle imprese e degli utenti e con loro instaurare un dialogo attraverso i prodotti da me creati. Mi piace molto “raccontare” delle storie attraverso gli oggetti.

  • Come nasce la voglia di inserire l’insegnamento nel Suo percorso professionale?

E’ nata in maniera quasi naturale. Dopo la laurea ho avuto la fortuna di iniziare a collaborare con un professore del Politecnico e grande protagonista nel mondo del Design, il quale mi ha da subito coinvolto come assistente nei suoi percorsi didattici a Milano, Napoli e Roma, per poi piano piano affidarmi compiti sempre più importanti. Questo percorso mi ha permesso di continuare a studiare ed affinare il mio pensiero critico. Ora posso dire che non ne posso più fare a meno, dato che per me l’insegnamento non è mai univoco, ma è uno scambio per una crescita reciproca.

  • La Sua esperienza di docente l’ha portata in diverse realtà sia italiane che estere. Quale crede siano i punti di forza di Quasar?

Sicuramente l’approccio didattico. Dalla mia esperienza vissuta in altri Istituti ho notato che troppo spesso vengono proposti approcci metodologici, piuttosto che competenze e strumenti, non più al passo coi tempi, radicati in una cultura progettuale, aziendale e di mercato che non esiste più. Credo che il Quasar sia una delle poche realtà in Italia in grado di intercettare e tradurre i processi di cambiamento in atto e di proporre e “produrre” uno sguardo libero (ma non leggero), appassionato, innovativo, flessibile e critico nei nostri studenti. Nelle aule del Quasar aleggia uno spirito sperimentale, una sorta di Genius Loci contemporaneo che fa si che che il nostro Istituto sia un luogo dove si possa sperimentare ed imparare facendo, contribuendo così a formare giovani e moderni homo faber, possessori non solo di saperi manuali, ma anche intellettuali e culturali.

  • La modalità didattica online, prepotentemente entrata nelle vite di tutti durante quest’emergenza sanitaria, ha sicuramente cambiato le carte in tavola, soprattutto per una realtà come quella di Quasar, legata all’approccio pratico e alla condivisione di idee. Come sta vivendo questo cambiamento?

Penso che un vero progettista non debba mai subire il cambiamento e che abbia tutti gli strumenti necessari per adattarsi ad esso o addirittura per anticiparlo e per fortuna i docenti del Quasar sono tutti ottimi professionisti del settore. Sono molto fiero del lavoro organizzativo e propositivo messo in atto dall’Istituto. Antonio Rebolini, imprenditore amico di Bruno Munari diceva: “Quando un problema non si può risolvere non è un problema. Quando un problema si può risolvere non è un problema”. Il nostro lavoro ci insegna che dalle difficoltà possono sempre nascere delle opportunità, ad esempio, non avendo la possibilità di far esplorare ai nostri studenti il territorio alla ricerca di risorse e materiali, gli sto facendo perlustrare l’ambiente domestico, guidandoli verso l’ideazione di oggetti partendo da ciò che hanno in casa (da ingredienti alimentari base a oggetti in disuso).

  • Domanda di rito: quale consiglio darebbe ai Suoi studenti per affrontare il mondo del lavoro, una volta concluso il percorso di studi?

Di essere sempre positivi e propositivi, di non arrendersi mai alle bocciature, anche perché quelle capitano perfino ai grandi professionisti.