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Interaction Week 2021 – Progettare in tempi pericolosi: il resoconto del nostro docente Paolo Scoppola

Interaction Week 2021 – Progettare in tempi pericolosi: il resoconto del nostro docente Paolo Scoppola

Dal nostro docente, il Prof. Paolo Scoppola, coordinatore del II anno di Interaction Design, una riflessione sulla Interaction Week 2021, l’annuale conferenza internazionale dedicata al mondo dell’Interaction Design 

È possibile uno sviluppo tecnologico che sia consapevole delle fragilità dell’essere umano?

Si è appena conclusa l’annuale conferenza internazionale dedicata al mondo dell’Interaction Design, svoltasi per ovvie ragioni in modalità online. L’assenza di un luogo fisico e la diretta streaming dai vari continenti hanno messo in risalto il carattere globale dell’evento che quest’anno ha assunto un particolare significato. Infatti, il tema delle attuali sfide del pianeta e delle problematiche socio-economiche è stato costantemente al centro della discussione, fatto insolito per una disciplina appartenente al mondo delle tecnologie digitali.

Perché questo cambiamento? La pandemia e anche altri temi d’attualità hanno spostato il centro della discussione dall’interazione tra l’essere umano e la macchina all’interazione tra gli esseri umani “attraverso” la macchina. D’altra parte oggi, in tempi di restrizioni sociali, riusciamo a mantenere le nostre relazioni proprio attraverso gli smartphone ed i computer. Il campo d’interesse si estende, quindi, al tema delle interazioni tra persone, ma queste non sono da intendersi solo in termini di comunicazione, ma anche e soprattutto in termini di relazioni umane e persino dei principi etici su cui esse si basano.

Non ho avuto certo l’impressione di essere di fronte ad nuovo umanesimo, ma piuttosto ho notato una condivisa presa di coscienza sul fatto che i prodotti ed i servizi digitali dei nostri giorni hanno un’influenza enorme sulle questioni sociali. Non possiamo pensare ad un futuro migliore senza inserire nella riflessione il tema dell’evoluzione delle tecnologie digitali.

Il mercato dei videogame, ad esempio, ha dato luogo ad un vero e proprio mondo parallelo, complesso e vasto, dove sorgono questioni etiche, identiche a quelle del mondo reale. E’ stato molto interessante, a proposito, l’intervento di Brenda Romero sulla parità di genere e sulle discriminazioni razziali nei personaggi virtuali. I messaggi più o meno subliminali veicolati nei videogame non possono non avere ripercussioni nella vita reale. In questa attenzione nel mettere le “fragilità” dell’essere umano al centro del problema, come ha detto David Brin, c’è poi un secondo obiettivo, ovvero quello di superare l’opposizione tra chi crede ciecamente nelle nuove tecnologie e chi le ritiene invece la causa dei mali dell’uomo.

Ma l’aspetto più interessante è che il messaggio dei vari interventi non è stato indirizzato verso le istituzioni pubbliche o le grandi aziende che governano il mondo digitale, ma verso coloro che ne sono gli autori materiali: i designer ed in particolar modo gli interaction designer.

Dalla semplice applicazione per smartphone, al social network, ad un qualunque prodotto che preveda un’interazione per mezzo di tecnologie digitali, l’analisi del suo impatto sociale diventa parte integrante dello sviluppo. Molto inerente al tema, in questo senso, una frase di Jeff Raskin, l’ideatore del Macintosh: “un sistema è umano se risponde ai bisogni dell’uomo e considera le sue fragilità”.

Credo, infine, che per avere una più ampia chiave di lettura dei temi trattati possa essere utile un confronto con quanto già espresso in passato sul rapporto tra sviluppo e progresso. Mi viene in mente, a proposito, un vecchio dibattito televisivo in cui Pier Paolo Pasolini spiegava chiaramente la distinzione tra questi due termini, così come appare anche nei suoi Scritti Corsari.

Mi sembra, quindi, una fatto positivo che oggi il dibattito si stia riaprendo, anche se in streaming.

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