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ApprofondimentiGarden design

Green Design: la Botanica del Desiderio e la relazione intima con le piante

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Secondo la teoria delle intelligenze multiple sviluppata da Howard Gardner, professore di pedagogia alla Harvard University, l’ottava intelligenza, quella naturalistica, è relativa al riconoscimento e alla classificazione degli oggetti naturali.

Siamo bravissimi a distinguere automobili, cellulari, scarpe e gioielli, mentre i nostri antenati dovevano essere in grado di riconoscere gli animali carnivori ed i funghi commestibili. Diversi approcci didattici, come quello montessoriano, si basano sulla comprensione altamente sofisticata dell’ambito della pratica concettuale e sociale; l’esperienza naturale nelle diverse fasi dello sviluppo rappresenta il primo passo all’educazione ambientale per riconoscere gli schemi che ci circondano, per sviluppare una maggiore consapevolezza, maggiori attenzione e preoccupazione. Tutti gli studenti sono in grado di adattarsi a tutti i tipi di conoscenza se hanno le esperienze evolutive opportune: le fondamenta dell’apprendimento stanno in ciò che amiamo.

Gli alchimisti della natura

È necessario toccare con mano le sostanze più preziose per fare luce sul ruolo che le piante comuni hanno giocato nella nostra storia, per comprendere appieno la raffinatezza e la complessità di chi si è evoluto ben prima di noi ed ha inventato delle strategie di sopravvivenza tali da perfezionare la propria struttura: le piante sono gli alchimisti della natura, esperte nel trasformare acqua, terra e luce in una gamma di sostanze preziose che gli esseri umani non riescono neppure a immaginare, figuriamoci fabbricare: mentre noi stavamo acquisendo una coscienza e imparavamo a camminare in posizione eretta, attraverso lo stesso processo di selezione naturale, le piante inventavano la fotosintesi e perfezionavano la chimica organica.

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La natura “dentro”

Per questo la natura non si trova solo “fuori” ma anche “dentro”: in giardino, come in cucina, perfino nel cervello di un essere umano che contempla la bellezza di un fiore o inala il suo profumo, lasciando spaziare il proprio campo visivo fino alle chiome degli alberi che si dissolvono fra le nuvole. Quando inizieremo a percepire queste esperienze con la medesima emozione di un safari selvaggio allora avremo percorso un lungo tratto del cammino verso la comprensione del nostro posto nel mondo, in tutte le sue complessità e ambiguità.

La relazione intima con le piante”

Conoscere significa sentire, esplorare il mondo naturale attraverso i sentimenti, sperimentando l’uso dei sensi, per perseguire la consapevolezza di qualcosa che va al di là dei confini dell’esistenza umana, come antidoto infallibile contro la noia e il disincanto nel futuro, oltre la condanna al senso d’impotenza.

La sopravvivenza della natura incontaminata dipende dalla civiltà: per molte specie adattarsi significa essere capaci di sopravvivere in un mondo in cui l’umanità è divenuta la maggiore forza evolutiva. Considerare le piante come partner volenterosi in relazione intima e reciproca significa anche guardare noi stessi in modo differente, in quanto a nostra volta oggetto dei progetti e dei desideri di altre specie, anche botaniche, siamo le ultime Api del giardino di Darwin (M. Pollan, 2005).

 

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Cristiana Costanzo

Docente di Landscape Design

Architetto Paesaggista con PhD in Progettazione Ambientale, Master di II livello in Ambiente indoor e outdoor e Master in Environmental Risk Assessment and Management.

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